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Quando le tecniche non funzionano...


QUANDO LE TECNICHE NON FUNZIONANO...
(Video 05:32)
Dott. Danilo Toneguzzi

Nei rapporti umani spesso ci confrontiamo con situazioni difficili e problematiche: ci ritroviamo nei conflitti; ci ritroviamo nella necessità di far capire al nostro interlocutore qualcosa di importante che ci riguarda; ci ritroviamo nella difficoltà di comprendere qualcosa che appartiene al nostro interlocutore.
Insomma, tante situazioni, anche quotidiane, nelle quali ognuno di noi cerca di usare glii strumenti migliori che ha per poter risolvere le varie situazioni problematiche.
Ed è proprio su questo aspetto che la comunicazione - la teoria della comunicazione - e i vari strumenti comunicativi cercano di darci una mano.
Molti corsi di comunicazione insegnano varie tecniche, insegnano “come dire” le cose soprattutto come utilizzare determinate tecniche e strategie in determinate situazioni problematiche.
Ma dall’esperienza quello che spesso abbiamo notato è che le tecniche non sono sempre facili da apprendere: sono un po faticose, e a volte danno la sensazione di inserire nella comunicazione qualcosa di artificiale; sopratutto, ogni tanto succede che, nonostante abbiamo utilizzato la miglior tecnica con il nostro interlocutore, sembra che i risultati non siano quelli desiderati.
Cioè dall’esperienza notiamo che le tecniche di comunicazione funzionano, ma non garantiscono sempre il miglior risultato. Allora spesso la domanda che ci viene fatta è proprio: “come mai le tecniche non sempre funzionano?”
La risposta è abbastanza semplice: il fatto è che le tecniche non sono tutto.
Le tecniche di comunicazione, cioè quello che noi diciamo e sopratutto il modo con cui noi cerchiamo di dirlo, sono l’espressione di qualcosa che viene prima, che è “l’atteggiamento” che noi abbiamo nei confronti dell’altro.
Cioè noi possiamo dire determinate cose e dirle in un certo modo ma - in ogni caso - abbiamo sempre un certo tipo di atteggiamento nei confronti dell’altro. Questo atteggiamento non dipende dalle tecniche; questo atteggiamento dipende dalla considerazione che noi abbiamo del nostro interlocutore: dipende, cioè, da come percepiamo la persona a cui stiamo parlando e a cui ci stiamo rivolgendo.
Quindi esiste un livello più invisibile, più nascosto, che ha a che vedere con il “modo di essere” che noi  prendiamo, con il “modo di essere” che noi mettiamo in campo nei confronti dell’altro.
E questo modo di essere - il nostro atteggiamento - dipende sostanzialmente dalla percezione e dalla considerazione che noi abbiamo dell’altro.
Ecco il motivo per cui non sempre le tecniche di comunicazione funzionano.
Se, ad esempio, io ho paura del mio interlocutore - ho paura perché magari mi può minacciare, oppure perché mi può giudicare - in ogni caso, se io ho paura del mio interlocutore è chiaro che l’atteggiamento che io prendo nei suoi confronti sarà un atteggiamento di difesa e, quindi, tutto quello che io dirò, e il modo che utilizzo per dirlo, rifletterà la paura di fondo.
Quindi, in Comunicazione Affettiva noi abbiamo tutta una serie di tecniche, si insegna “che cosa dire” e “come dirlo” ma l’attenzione, l’enfasi più importante, è proprio sull’atteggiamento che noi prendiamo nei confronti del nostro interlocutore.
E, infatti, quella che sembra essere l’efficacia nella comunicazione sembra proprio dipendere non tanto da quello che noi diciamo e dal modo che noi cerchiamo di utilizzare per per mandare i nostri messaggi, ma dall’atteggiamento di fondo che noi prendiamo nei confronti dell’altro.
Ecco il motivo per cui in Comunicazione Affettiva l’attenzione più importante che cerchiamo di mettere nei rapporti umani è proprio quella della percezione e della considerazione che noi abbiamo del nostro interlocutore; la percezione e la considerazione perché da questi ne deriva il nostro atteggiamento. E il nostro atteggiamento va a dare tutta la tonalità a “quello” che noi diciamo e, soprattutto, a “come” noi lo diciamo.
Quindi se a volte le tecniche sembra non funzionino, molto probabilmente, è perché, anche se la tecnica è quella giusta, il nostro atteggiamento tradisce una considerazione differente nei confronti del nostro interlocutore.
L’atteggiamento e la percezione che deriva quindi dalla considerazione che noi abbiamo del nostro interlocutore sembra proprio essere ciò che fa la differenza.

 

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