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Quale progettualità in tempo di crisi?


Dott. Danilo Toneguzzi

 

Non c’è dubbio che in questo periodo molti punti di riferimento stanno venendo meno, sia sul piano concreto che sulla visione delle cose. La salute come dato scontato, piuttosto che il lavoro o la libertà sempre garantita, solo per fare qualche esempio, stanno lasciando spazio ad una precarietà generalizzata. Questo è tipico di quei momenti denominati “crisi”: siamo, in altri termini, in crisi, e purtroppo l’orizzonte non è certo.


Ciò che caratterizza specificatamente i momenti di crisi è, per l’appunto, la confusione: tutto ciò che costituiva la “mappa” di riferimento consolidata e assodata viene meno, per cui diventa difficile valutare, prevedere, orientarsi e muoversi. In tempi di crisi, quindi, l’individuo entra nell’impasse e si blocca, e una delle funzioni che tipicamente si arresta è la progettualità: non è possibile fare progetti se la bussola non è più precisa e se l’orizzonte è sfuocato, o confuso. Ma siccome la progettualità rappresenta l’anima dell’intenzionalità umana, senza progettualità è ancora più difficile far fronte alle situazioni di crisi, o di cambiamento che dir si voglia, perché sappiamo che ogni crisi comporta una trasformazione e l’unico modo per far fronte positivo ad un cambiamento è di restare intenzionali per evitare di subire e soccombere.


Per questo, si attivano istintivamente vari meccanismi per evitare la situazione di stallo, per lo meno psicologica; ma non tutti i meccanismi, ovviamente, permettono di superare attivamente e costruttivamente i momenti di crisi, ovvero, non sempre la progettualità è mantenuta nella sua potenziale forza intenzionale.


Ad esempio, un meccanismo istintivo, che possiamo riconoscere in queste settimane - purtroppo, in una larga parte delle persone - è quella di restare irretiti nel vortice delle informazioni mediatiche, alla ricerca di qualche indizio o nella speranza che qualcuno dica che tutto è finito e che il pericolo è passato. L’ansia e il disorientamento cercano di essere contenuti da un’illusoria speranza di “fine dell’incubo” per poter ritornare “come prima”, e scansare così la necessità di dover cambiare o riaggiornare la mappa. Il primo meccanismo istintivo, quindi, è fondato sulla negazione della crisi e sul trattare la situazione come se fosse un problema che, in quanto tale, prevede una soluzione e un ritorno alla situazione precedente. Ovviamente l’ansia e il disorientamento difficilmente si placano, per cui, restare incollati alle notizie, alle polemiche, alle più svariate considerazioni nella rete non fa altro che mantenere l’angoscia e alimentare risentimento e aggressività che si manifestano, ovviamente in molti modi. Nel vortice la progettualità è inibita, fa paura, sembra cosa da incoscienti.


Un modo, decisamente più costruttivo di restare intenzionali e progettuali, è, invece, quello di amministrare la propria giornata con un piano ragionevole, che tiene conto delle limitazioni e che permette di arrivare a fine giornata, avendone fatto qualcosa di buono, interessante e sensato. In questo caso, quindi, la progettualità si adatta all’orizzonte sfuocato e si restringe al breve periodo della quotidianità o al massimo quello di pochi giorni. La progettualità quotidiana è sufficiente per mantenerci intenzionali e orientati ed è sufficiente per non collassare nell’irretimento del vortice mediatico. Anche se la prospettiva a lungo termine è incerta, c’è sempre la possibilità, infatti, di occuparci di ciò che è in primo piano: la nostra giornata, i nostri piccoli impegni contingenti, il nostro spazio personale, le persone con cui viviamo ecc. “Cosa potrei fare, oggi, che mi permetterebbe stasera di essere contento di me?” Questa domanda è utile per orientarci ad una progettualità quotidiana costruttiva e intenzionale. In questo modo la confusione e l’incertezza non bloccano la vitalità; il vortice emotivo della paura, della rabbia e della polemica non irretisce l’individuo che resta, così, soggetto attivo della sua realtà personale.


Oltre a ciò, esiste una possibilità ulteriore di progettualità, forse non tanto istintiva quanto frutto di un processo decisionale: si tratta di “porre le basi per il dopo”. Il futuro è incerto, l’orizzonte è sfuocato i riferimenti abituali vacillano ma un dato certo lo si può riconoscere: quello del cambiamento. Questa possibilità ulteriore di progettualità, in altri termini, parte dall’accettazione della crisi e la coglie nella sua potenzialità di trasformazione. Non è facile perché comporta l’accettazione di qualcosa che non c’è più; non è facile perché accetta una perdita. Ogni crisi, intatti, consiste in un passaggio che ha due componenti: un lutto, in prima battuta, perché si perdono delle certezze, e la ristrutturazione di nuovi riferimenti, in seconda battuta, perché dopo non è più come prima.


Porre le basi per il dopo consiste, cioè, in un processo nel quale dobbiamo mollare la presa verso l’esterno e riorientare l’attenzione verso l’interno, allo scopo di focalizzare le nostre reali priorità. Le crisi normalmente destabilizzano, ma al tempo stesso permettono di comprendere maggiormente su quali premesse stavamo conducendo la nostra vita: come il pettine che porta a galla eventuali nodi. In questo caso la progettualità non configura ancora qualcosa di preciso, ma riparte da una consapevolezza più precisa della nostra gerarchia di bisogni e valori. “Su quali valori vogliamo vivere la nostra vita?” “Su quali fattori vogliamo costruire il nostro futuro?” La crisi ci permette di ritornare maggiormente presenti e intenzionali: è uno shock che ci permette di riprendere le redini e di smettere di vivere in automatico. Paradossalmente, nel momento in cui la progettualità è minacciata dalla crisi, abbiamo, quindi, la possibilità di riagganciare una progettualità più consapevole.


L’auspicio, quindi, è che possiamo, in questo periodo di crisi, come minimo mantenere attiva la nostra progettualità quotidiana evitando così il vortice di angoscia, preoccupazione e rabbia; ma l’auspicio è anche quello di non aspettare un ipotetico “dopo” per riprendere a progettare il nostro futuro. Possiamo guardare dentro di noi e focalizzare da oggi su quali basi vogliamo continuare a costruire la nostra realtà personale.

 

Dott. Danilo Toneguzzi

 

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