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Proteggersi attivamente in tempi di Covid-19


Dott. Danilo Toneguzzi

 

In questi giorni, la salute individuale e quella collettiva sono certamente il tema maggiormente in primo piano. Giustamente ognuno sta pensando che stare bene non è così scontato, e che, per certi versi, la salute di tutti è un bene che ha un riflesso sulla vita di ognuno, così come la salute di ognuno ha un riflesso sulla salute di tutti.


È vero, la salute non è così scontata; al tempo stesso, questo non significa che è totalmente un terno al lotto. Un concetto molto importante da ricordare sempre, anche se apparentemente banale e ovvio, e che la salute è il risultato di tanti fattori, ben concertati tra loro. La scienza medica, nel tempo, si è differenziata in molte specializzazioni, ma è importante ricordare che l’organismo è un tutt’uno che si autoregola continuamente per mantenersi nel miglior funzionamento, ed è questa capacità innata dell’organismo che gli permette di mantenersi in buona salute e di ritornare, quando ci si ammala, in condizioni di buona salute attraverso i processi di guarigione.


In questi giorni, la salute è collettivamente percepita come minacciata, per più motivi, ma probabilmente è minacciata soprattutto per il fatto che non c’è una terapia specifica per il tipo di influenza che ha colpito quest’anno: cioè, di fronte a questo problema, la scienza medica è attualmente disarmata e sguarnita di una soluzione efficace. Questo spiega come mai la strategia maggiormente impiegata sia quella di evitare che le persone si ammalino. Cercare di non ammalarsi è infatti la cosa su cui la maggior parte delle persone è ovviamente concentrata in questi giorni, anche se questo comporta dei costi, delle difficoltà e delle rinunce importanti.
Credo, quindi, che mai come in questi giorni, cioè in situazioni di crisi ed emergenza, sia importante ricordarci che la partita della salute si gioca su tanti fronti. Cioè, oltre alle precauzioni per evitare di ammalarsi, di cui tutti siamo diventati consapevoli in questi giorni, è importante ricordare ci sono delle cose fondamentali che si possono fare per aiutare l’organismo a funzionare bene, e per facilitare, cioè, tutti i meccanismi innati che permettono continuamente all’organismo di mantenersi in buona salute. Oltre a proteggerci passivamente, cioè, possiamo proteggerci attivamente, diventando più forti.


Si tratta, in altri termini, di quello che in medicina si chiama “prevenzione primaria”. La prevenzione primaria dovrebbe essere qualcosa che appartiene sempre allo stile di vita di una persona, ma durante i momenti di emergenza, come quello attuale, diventa qualcosa di ancora più importante, proprio perché siamo maggiormente sollecitati, se non altro da tutte le conseguenze della faccenda.


Cosa possiamo fare, quindi…?
Beh… possiamo fare tutto quello che aiuta l’organismo ad essere resiliente, cioè forte, efficiente ed efficace nelle risposte a tutto ciò che rischia di perturbare il suo equilibrio. E la prevenzione primaria consiste, di fatto, nel facilitare l’innata capacità dell’organismo di risposta e di adattamento all’ambiente in cui vive.


Tutti hanno sentito parlare dello “stress”, in questi giorni c’è sicuramente uno stress generalizzato, anche se ognuno se lo vive a modo suo. Ebbene, non tutti sanno però che esiste un vero e proprio sistema biologico dello stress, il cosiddetto Stress System che è proprio quel sistema che, quando funziona bene, ci permette di fronteggiare le sollecitazioni, cioè di mantenere l’equilibrio quando viene perturbato; il sistema dello stress ci permette di guarire quando siamo ammalati perché modula, ad esempio, le risposte antiinfiammatorie; ed è quello che è in grado, quindi, di adattarci e mantenerci in buona salute.


Si, perché il sistema dello stress è proprio quello che concerta i grandi sistemi di regolazione di tutta la nostra fisiologia: il nostro sistema neurovegetativo, quello ormonale; ma soprattutto il nostro sistema immunitario. Ecco che quindi, ad esempio, quando si dice che vogliamo “aumentare le nostre difese”, dal punto di vista biologico, questo è possibile solo se si riesce a rendere il sistema dello stress più forte e resiliente. E cosa è ragionevole, quindi, fare…?


Innanzitutto è importante alleggerire il sistema da tutto ciò che rischia di affaticarlo. Un dato significativo, ad esempio, molto positivo di questi giorni di restrizioni e limitazioni è che per lo meno l’inquinamento si sta riducendo. Ogni forma di inquinamento, dall’aria o dalla pesantezza di certi cibi di bassa qualità, dall’alcool o dal fumo, dall’abuso di farmaci non strettamente necessari, tutto questo crea un affaticamento dei sistemi di regolazione e di adattamento. Quindi, in primo luogo, sarebbe importante decidere per uno stile di vita meno tossico possibile, sotto tutti i punti di vista.


In secondo luogo, è importante mettere il nostro sistema di adattamento nella condizione di miglior funzionamento, che è quella del rispetto dei ritmi circadiani, del giorno e della notte. Il sistema di adattamento regola tutta la nostra fisiologia in due modalità differenti: quella di giorno e quella di notte. Certe funzioni si esprimono prevalentemente di giorno, mentre altre agiscono sostanzialmente di notte. Se noi sballiamo i ritmi circadiani, andando a dormire troppo tardi, ad esempio, o abbuffandoci ad ore tarde, ecco che chiediamo all’organismo di adempiere a delle funzioni in momenti nei quali non è predisposto, creando così un affaticamento e un indebolimento della sua normale bifasicità.


In terzo luogo, la prevenzione primaria consiste anche nella qualità dell’energia che assumiamo, ovvero il tipo di alimentazione. Il cosiddetto cibo-spazzatura ha una qualità di energia molto bassa. Per cibo spazzatura si intende tutto quel cibo con molti conservanti, additivi chimici, coloranti, dolcificanti artificiali, con alto carico di sodio, ecc. Nei momenti di stress, o nei momenti di malattia, l’organismo è impegnato in un sovraccarico metabolico e necessita di tutta una serie di sostanze per fronteggiare i processi ossidativi e di consumo che quel particolare momento gli richiede. Ecco che allora, cibi meno manipolati e più naturali possibili, l’integrazione con sali minerali, con vitamine o altri substrati ha un suo senso, così come aiutare l’organismo nel mantenimento dell’equilibrio acido-base, con un’adeguata idratazione e con cibi prevalentemente alcalinizzanti.


In quarto luogo, un aspetto fondamentale per la resilienza del nostro sistema di adattamento è quello del movimento. E non intendo solo l’esercizio fisico: quello è fondamentale, anche se in questi giorni di limitazioni è uno degli aspetti più penalizzati. Per questo, purtroppo, bisogna organizzarsi meglio che si può in casa, e certamente, meglio si riesce, e meglio è. Ma proprio per questo intendo movimento anche senso più ampio. Il nostro organismo è progettato per muoversi; è progettato per essere orientato ad un fine. Quindi, è fondamentale mantenere un orientamento e un fine. È fondamentale trovare qualcosa da fare, specialmente che abbia un senso. Fosse anche riordinare quella stanza che da sei mesi ci eravamo ripromessi di riordinare; piuttosto che aggiustare qualcosa che è lì da tempo; o qualsiasi altra cosa, non ha importanza. Quando l’organismo si muove ed è orientato ad un fine, tutta la fisiologia si accorda in termini vitali.


Quindi, alleggerire le pesantezze e le tossicità, il rispetto dei ritmi circadiani, alimentazione, movimento: tutti questi sono aspetti fondamentali di prevenzione primaria.


Resta un quinto, ed ultimo, punto che vorrei evidenziare come decisivo al fine di aiutare il nostro organismo ad essere maggiormente resiliente, e mi riferisco all’aspetto emotivo. Ora, qui, si apre, volendo, un capitolo molto grande, come gli altri, del resto, ma l’aspetto emotivo è proprio importante perché il nostro sistema di adattamento si muove proprio sulla base dello stato d’animo. Cioè la percezione che noi abbiamo del nostro ambiente è ciò che attiva modalità differenti di risposta e di adattamento. In neuroscienze si chiama neurocezione: il cervello, cioè, risponde sulla base di quello che percepisce. E ci sono tre modalità principali: quando ci sentiamo al sicuro, la nostra fisiologia funziona al meglio; quando ci sentiamo in pericolo, la nostra fisiologia si attiva nelle risposte di lotta o di fuga; e infine, quando ci sentiamo nella minaccia per la sopravvivenza la nostra fisiologia va in congelamento, o freezing.


Viene da sé, quindi, che più ci sentiamo al sicuro e più la nostra fisiologia funziona come dovrebbe. Ecco perché, giustamente, in questi giorni si dice che la paura non fa bene. Non fa bene perché, in questi giorni, la paura non è orientata a qualcosa di visibile e preciso, per cui diventa angoscia, diventa minaccia che rischia di attivare risposte di aggressività o di paralisi. Queste risposte sono previste dalla natura, ma sono funzionali ad una soluzione in tempi brevi. Quando, invece, persistono nel tempo o non giungono alla risoluzione di un problema, mantengono una fisiologia di allarme, dove il sistema più inibito è proprio quello antiinfiammatorio e immunitario (che sono mediati dal nervo vago).


Allora trovare un senso di sicurezza diventa decisivo. Trovare dei modi per riprendersi dall’angoscia o per evitare di esserne iper-coinvolti è fondamentale come azione di prevenzione primaria e come azione per mantenere l’organismo resiliente. E per questo, si tratta di fare tutto ciò che ci permette di sentirci ragionevolmente cauti e precauzionali, senza che questo sia l’unico scopo della giornata: in altri termini, si tratta di occuparci dell’emergenza ma, al tempo stesso, di mantenere vive tutte quelle attività che ci danno un senso di normalità. Tutto ciò che suona di normalità, infatti, ci porta verso il senso di sicurezza.


E uno dei più potenti attivatori del senso di sicurezza sono le relazioni affettive. Non è un caso che nei momenti critici e difficili scatti l’istinto di parlare con qualcuno, di cercare qualcuno che è amico, insomma, di cercare contatto e vicinanza. E questo proprio perché la nostra natura mammifera vede nelle relazioni significative una delle fonti più potenti di sicurezza. Prenderci cura delle nostre relazioni, così come coltivare la relazione con noi stessi, ad esempio con forme di meditazione o dedicando del tempo a qualcosa di gratificante, sono elementi che calmano il nostro sistema neurovegetativo e riportano in un registro ottimale di funzionamento.


Ci sono tante cose che possiamo fare, quindi, per la nostra salute. Aumentare il grado di vitalità è una protezione attiva che paga sempre. Per fortuna, quindi, oltre al cercare di non ammalarci, abbiamo anche molte altre possibilità di fare qualcosa di buono per noi stessi, e di conseguenza per tutti gli altri.


Ridurre il carico di tossicità, rispettare i ritmi naturali, un’alimentazione adeguata, il movimento, il senso di sicurezza emotivo che deriva dalla connessione con chi ci sta a cuore; tutto questo rende il nostro organismo più resiliente. Tutto questo rende il nostro organismo più forte, più efficiente ed efficace nel rispondere ai momenti difficili, come quello di questi giorni. L’auspicio, quindi, è di proteggersi, si, ma attivamente.

 

Dott. Danilo Toneguzzi

 

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