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Le quattro dinamiche affettive


LE QUATTRO DINAMICHE AFFETTIVE
Dott. Danilo Toneguzzi


In un paio di video precedenti ho introdotto il tema dei ruoli all’interno delle relazioni affettive e ho evidenziato come sia estremamente importante la posizione che noi assumiamo all’interno di una relazione, proprio per il buon funzionamento e per il destino della relazione stessa.

Abbiamo visto come “l’impostazione” del rapporto sia un fenomeno inconscio e inevitabile; ovvero, ognuno di noi all’interno di una relazione tende a prendere un ruolo di fondo.
Abbiamo visto, poi, che i ruoli che noi prendiamo non sono infiniti o casuali ma riflettono i ruoli tipici delle relazioni affettive che sono di fondo quattro: quando questi ruoli riflettono correttamente la tipologia della relazione, la relazione stessa ha molte più chance di funzionare bene; quando invece i ruoli non sono quelli corretti, ecco che possiamo andare incontro a delle problematiche che possiamo chiamare “problematiche da impostazione del rapporto”.
Vi ricordo che “im-post-azione”, proprio nell’etimologia stessa, significa un’azione che assegna un ruolo o una posizione al nostro interlocutore.
Quali sono, quindi, queste quattro tipologie fondamentali delle relazioni affettive?
Sostanzialmente ci sono due relazioni che possono essere definite verticali e due relazioni che possono essere definite orizzontali. Verticali o orizzontali a seconda del grado di forza che i due interlocutori metto in campo: le relazioni verticali sono quelle caratterizzate da una disparità di forza, mentre invece le relazioni orizzontali sono quelle nelle quali i due interlocutori occupano una posizione di parità di forza.

Ovviamente parlando di parità o disparità di forza non faccio riferimento ad un senso di potere precostituito o istituzionale, ma è ciò che viene riflesso sostanzialmente dal grado di maturità, dalla statura psicologica, dal grado di esperienza e di conoscenza che possiamo mettere in campo con un nostro interlocutore. Per cui, quando abbiamo una posizione di inferiorità o di superiorità questo non ha nulla a che vedere con il senso e il valore in quanto esseri umani: da questo punto di vista è bene precisare che tutti gli esseri umani hanno pari valore; ma in quanto esperienza, conoscenza, maturità o statura psicologica è ovvio che non tutti siamo uguali. Ad esempio un adulto e un bambino sicuramente hanno gradi di forza, da questo punto di vista, estremamente differenti.

Le relazioni verticali sono quelle all’interno delle quali i due interlocutori occupano una posizione di superiorità e di inferiorità.
Sono di due tipi e sono speculari tra loro.
Da un lato abbiamo la posizione di “figlio” nei confronti di qualcuno; questa è la relazione che può essere definita filiale, nella quale io mi metto nei confronti di qualcuno che assume la posizione genitoriale.
In questa relazione, in questa dinamica, la funzione che viene messa in campo è la funzione dell’essere contenuti, dell’appoggiarsi. Ecco quindi che io posso instaurare una relazione di questo tipo con i miei genitori ma anche con tutte quelle persone che possono essere un punto di riferimento importante per me, quelle persone che fungono da guida, da modello, da esempio dalle quali io posso quindi ottenere supporto, posso ottenere aiuto e un senso di appoggio nella mia vita.
Dall’altro lato invece abbiamo la relazione così chiamata “genitoriale” nella quale io posso prendere una posizione - come “genitore” - che è speculare a quella filiale, ovvero di qualcuno che si prende cura dell’altro. Questa dinamica genitoriale è una dinamica che ruota intorno alla funzione invece del contenere, del proteggere, del prendersi cura di qualcuno.
E questa dinamica io la posso mettere in campo, se, ad esempio, ho dei figli, con i miei figli ma anche con tutte quelle persone che per qualche motivo tendono ad appoggiarsi a me, tendono a fare riferimento a me, per le quali io posso essere un punto d’appoggio e di sostegno nella loro vita.

Le relazioni orizzontali invece sono quelle all’interno delle quali i due interlocutori occupano una posizione di parità e ci sono due tipologie di relazioni orizzontali: una è così chiamata di uguaglianza, l’altra invece è chiamata di complementarietà.
Nella relazione di uguaglianza io mi pongo sostanzialmente in una posizione analoga a quella dell’altro ed è la relazione che descrive tipicamente la relazione tra “amici”.
La funzione che caratterizza questa dinamica è la funzione del contenimento reciproco, un po’ quello che avviene tra gli amici e cioè si condivide, si scambia, si sperimenta insieme; e c’è un grado di libertà per la quale poi ognuno in un qualche modo comunque continua a condurre la propria vita in maniera autonoma e indipendentemente dall’altro. Questo tipo di relazione riflette un po’ il senso fraterno e il senso del sentirsi tra i pari.
L’altra relazione orizzontale è quella che si definisce di complementarietà. Nella relazione di complementarietà io prendo una posizione che non è analoga a quella dell’altro, come nella relazione di uguaglianza, l’altro non è un amico, ma prendo una posizione che si completa con l’altro: è la relazione, quindi, nella quale io e l’altro possiamo creare qualche cosa che da soli né io né l’altro potremo creare. L’altro diventa un “partner”, di “socio”. Questa è tipicamente la relazione che anima la relazione di coppia dove il maschile si completa con il femminile per poter generare qualcosa che prima non c’era - ad esempio un figlio - ma anche un’avventura o un progetto di vita.
La funzione quindi intorno alla quale la relazione di complementarietà si sviluppa è proprio la funzione creativa, la funzione generatrice, che in un qualche modo vincola e lega i due partner in un progetto comune.

Quattro tipologie di relazione quindi e quattro ruoli di fondo.
Posso mettermi come figlio nei confronti di qualcuno; posso mettermi come genitore nei confronti di qualcuno; posso mettermi come fratello, come amico nei confronti di qualcuno; o come partner.
La cosa interessante è che in maniera del tutto inconscia quando noi instauriamo una relazione, tendenzialmente prendiamo uno di questi quattro ruoli.
Ci poniamo quindi come figlio, come genitore, come amico o come partner; e quando la relazione si sviluppa, si sviluppa perché dall’altra parte il nostro interlocutore anche si pone in una posizione che si accoppia strutturalmente con quella nella quale noi ci siamo posti.

Quattro tipologie di relazione, quindi, quattro ruoli di fondo che riflettono quattro dinamiche fondamentali: la dinamica dell’essere contenuti e del poterci appoggiare a qualcuno, la dinamica dell’essere punto di appoggio, essere punto di riferimento, poter contenere qualcuno oppure la dinamica all’interno della quale c’è un senso di contenimento reciproco ed, infine, la dinamica nella quale c’è una creatività e una forza generatrice.
Quindi quattro tipi di relazioni, quattro ruoli di fondo, quattro dinamiche fondamentali.
Questo è quello che descrive il nostro scenario del mondo affettivo.

In realtà queste dinamiche si possono ritrovare anche in altre tipologie di relazione, ad esempio nelle relazioni professionali: nei contesti di lavoro abbiamo la relazione con i cosiddetti superiori o la relazione con i cosiddetti sottoposti o la relazione tra colleghi o la relazione con i cosiddetti soci o partner professionali. Ma nel mondo affettivo queste dinamiche sono proprio ciò che da forma a quelle che sono le regole di fondo delle nostre relazioni.
È molto importante sapere che quando noi mettiamo in campo una relazione abbiamo sostanzialmente una di queste quattro possibilità.
Ed è estremamente importante riconoscere se all’interno di una relazione abbiamo attivato e stiamo sviluppando con l’altro una relazione che riflette il tipo di dinamica che quel tipo di relazione vorrebbe.

Per cui, io vi lascio con i seguenti spunti di riflessione.
Provate ad osservare come sono le dinamiche nelle vostre relazioni affettive: provate a vedere, ad esempio, se nella relazione con i vostri figli effettivamente siete punto di riferimento e punto di appoggio per loro.
Provate, ad esempio, a vedere se nella dinamica con gli amici c’è effettivamente reciprocità, oppure prevalentemente qualcuno si appoggia su qualcun altro, piuttosto che viceversa.
Provate a vedere, infine, se nella vostra relazione di coppia c’è tensione creativa, se c’è il senso del fare insieme, oppure magari, nel tempo, la relazione si è verticalizzata, per cui uno fa un po’ troppo da papà all’altro o viceversa da mamma; oppure se la relazione è diventata, per caso, un po troppo amichevole e fraterna.
Vi lascio, pertanto, con questi spunti di riflessione e sicuramente ci saranno altre considerazioni importanti da fare.

 


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