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La sfiducia nella vita è il riflesso della sfiducia in una relazione


Dott. Danilo Toneguzzi


È indubbio che ognuno porta delle convinzioni di base in merito alla vita, al mondo, agli altri e a sé. Sappiamo che esistono mille sfaccettature, ma, in ogni caso, nel corso della vita consolidiamo delle generalizzazioni dalle quali emerge una sensazione complessiva, più o meno pessimistica, ottimistica, fiduciosa o sfiduciata nei confronti di ciò che ci circonda.
Solitamente, queste convinzioni sono “date per certe”, non sono necessariamente inconsce, ma su di esse non vi sono dubbi; in altri termini, ognuno ha una sua “visione della realtà”, nella quale sono rappresentati molteplici aspetti che la descrivono e la rappresentano nel suo complesso.

Dentro questa “visione della realtà” è molto interessante osservare come si consolidi inconsciamente un’idea di fondo in merito alla vita stessa, che diventa pari passo, un’idea di fondo in merito al destino, fino all’idea di fondo che abbiamo in merito a Dio o al Divino. Psicologicamente parlando, infatti, la “vita”, il “destino” e “Dio” rappresentano un’immagine che si sovrappone e che va a comporre una tessera fondamentale della visione della realtà.

Queste immagini occupano uno spazio significativo perché vanno a determinare lo stato d’animo di fondo con cui andiamo a vivere i vari aspetti della vita. Avere fiducia o sfiducia nella vita, ad esempio, fa una grande differenza: da come ci rapportiamo agli altri a come progettiamo il nostro futuro, da come affrontiamo i rischi a come percepiamo noi stessi.
Ma la cosa ancora più importante è che, oltre a condizionare lo stato d’animo di fondo, la convinzione che abbiamo in merito alla vita va proprio a determinare il tipo di vita che abbiamo, secondo i noti principi della fisica quantistica, o, in senso psicologico, secondo il cosiddetto “Effetto Pigmalione”, o effetto della “profezia che si auto-avvera”.

La sfiducia nella vita, quindi, non solo fa vivere male, ma addirittura crea i presupposti per la manifestazione di quelle circostanze che andranno ad avverare la “profezia”. La sfiducia nella vita, nel destino, in Dio o nel Divino, o nella Provvidenza, non sono l’effetto, ma sono la causa di una vita, di solito, difficile e sofferta. Una vita difficile e sofferta che, a sua volta, perpetua la convinzione negativa e la sfiducia: la cosiddetta “ruota del criceto”.
Ma chi ha messo il criceto nella ruota? Una generalizzazione inconscia!
La sfiducia nella vita nasce dalla sfiducia sperimentata in una relazione. Ciò che chiamiamo “vita”, psicologicamente parlando, è il riflesso di ciò che abbiamo sperimentato nelle relazioni significative. Le relazioni primarie con le figure di attaccamento rappresentano, per il piccolo, il “mondo” e la “vita”; e quando le relazioni primarie non sono state sufficientemente di supporto, il piccolo sperimenta la sfiducia, andando, poi, a generalizzarla in varie forme.
Nessuno è esente da questo meccanismo: la sfiducia è un’esperienza universale, seppure con infinite gradazioni. La sfiducia è l’esperienza a causa della quale il piccolo inizia a difendersi e a fronteggiare da sé, sentendosi separato dal suo ambiente. La sfiducia, infatti, è ciò da cui nasce l’ego, o il carattere.

Perché è importante riconoscere tutto questo?
Per avere una possibilità di fermare la folla corsa del criceto!
Fronteggiare e difendersi da un mondo di cui non ci si può fidare significa perpetuare la sfiducia; vivere una vita in difensiva porta inevitabilmente alla creazione di una vita sempre più difficile, e questo lo riscontriamo sia individualmente che collettivamente.
La soluzione, invece, sembra piuttosto quella di renderci conto che i semi della sfiducia nascono dentro di noi, dentro la nostra esperienza profonda e - nello specifico - dentro la nostra esperienza con qualcuno. I semi della sfiducia nascono da una ferita e la nostra responsabilità è quella di sanare quella ferita, per il bene della nostra vita e di chi ci sta attorno.
Solo se ci rappacifichiamo con la ferita che ha minato originariamente il senso di fiducia, possiamo guardare al mondo, alla vita, al destino e a Dio con occhi diversi e scrivere finalmente una nuova pagina, magari con il cuore, che sembra essere un ottimo scrittore.


Dott. Danilo Toneguzzi

 

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