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Gestire i figli nell'emergenza Covid-19


Dott. Danilo Toneguzzi

 

In questi giorni sto sentendo molti genitori - telefonicamente, via web o attraverso i social - francamente in difficoltà. I genitori sono in difficoltà, ovviamente, per più motivi, legati alla situazione fuori dall’ordinario che stiamo vivendo tutti. Ma sono particolarmente in difficoltà proprio con i figli, perché questa situazione, che forzatamente costringe a stare di più a contatto in famiglia, non è proprio quella come quando si è in vacanza. E trascorrere il tempo con i figli, nel senso di gestire la loro quotidianità, in questa situazione che non è stata scelta, sta mettendo a dura prova la pazienza di questi genitori, come quella, credo, di tanti altri.


Quest’emergenza e questo isolamento collettivo forzato, di fatto, si muove dal riconoscimento di alcune fasce della popolazione più a rischio di ammalarsi, quindi, come soggetti “deboli” che devono essere protetti. I bambini non rientrano tra queste fasce considerate a rischio, per cui, paradossalmente, pagano un prezzo molto alto perché, in questo momento, le loro necessità rischiano di essere messe nello sfondo. Ad esempio, il pane, il latte, i generi alimentari sono considerati beni di prima necessità, mentre matite, colori o giocattoli non lo sono e quindi, in molti supermercati non è possibile acquistare questi beni che, si, non sono essenziali per la sopravvivenza, ma possono essere vitali per permettere ad un bambino di trascorrere il tempo con un senso di normalità; ma questo solo per fare un esempio, ce ne sarebbero molti altri (lo sport, la socializzazione, ecc.). Senza considerare che, oltre ai bambini, ci sono anche i ragazzi e gli adolescenti che ovviamente scalpitano, sono stufi vorrebbero uscire e rischiano di amplificare eventuali loro disagi, già caratteristici della loro fase di vita. E senza parlare, poi, di tutti quegli adolescenti che, per contro, hanno già una loro tendenza all’isolamento e al ritiro sociale, per cui, in questa situazione si sentono addirittura forti e legittimati in un’attitudine che sfiora, purtroppo, in tantissimi casi, una tendenza problematica.


Insomma, la situazione è pesante per i nostri giovani e giovanissimi, ed è quindi pesante per i genitori. Ovviamente nessuno ha la bacchetta magica, ma credo ci possano essere alcune azioni che possano essere di grande aiuto. Il filo conduttore è sicuramente il coinvolgimento: a mio avviso, in questo momento i figli devono essere coinvolti, e le azioni importanti sono tre:


Prima azione: come tutte le situazioni problematiche, possiamo trovare delle buone soluzioni o delle buone modalità di gestione se le problematiche non vengono date per scontate, ma vengono chiarite e definite. Quindi, è importante, come prima cosa, “dichiarare che c’è un problema, e spiegare in che termini il problema può essere un problema”, facendo proprio tipo una riunione di famiglia.


Ad esempio si potrebbe dire qualcosa del tipo: “Allora, ragazzi, c’è un problema! Giusto o sbagliato che sia, non si può uscire. Questo ci costringere a stare in casa: non si può andare in giro, non si possono andare a trovare gli amici, a fare sport. Io immagino che questo vi disturbi molto, vi stufate di sicuro, dopo un po’ non sapete cosa fare… A me dispiace molto, ma siamo tutti nella stessa barca. Anch’io sono disturbato da questa situazione, vorrei fare delle cose che non posso, mi irrito, mi irrito con voi e rischiamo di stare tutti male. Dobbiamo assolutamente trovare delle regole per questo periodo, in maniera tale che possiamo stare tutti al meglio… Non è per sempre, probabilmente è per qualche settimana, ma dobbiamo trovare delle regole che stanno bene a tutti. Che ne dite? Cosa pensate di tutto questo?”


I figli vanno coinvolti nel trovare nuove regole, necessarie a questo momento particolare. È l’occasione per trovare un accordo, nel quale anche la loro voce è importante. Non devono decidere tutto loro, ovvio, il genitore guida il processo, ma i figli devono sentirsi parte attiva, in base alle loro possibilità legate all’età. È importante che percepiscano che non devono solo subire la situazione, ma possono dire la loro. Questo è importantissimo, perché permette loro di fronteggiare quel senso di impotenza che aleggia nell’aria.


Seconda azione, sempre di coinvolgimento: i genitori possono “chiedere aiuto”. L’istinto genitoriale è quello di ordinare, di comandare, di dire ai figli cosa dovrebbero fare: ma sappiamo qual è normalmente il risultato. I genitori ottengono molto di più se chiedono. Ad esempio: “Ascolta, ti prego… la situazione è veramente difficile, è difficile per te, è difficile per me, è difficile per tutti… Ti chiedo veramente per favore: ho bisogno di aiuto! Ho bisogno che tieni in ordine la tua stanza, ho bisogno che mi aiuti in queste faccende, ho bisogno che tu e tua sorella andiate d’accordo…”


Quando chiediamo, sinceramente, rendiamo l’altro importante, e questo fa tantissimo piacere ai nostri figli. Chiedere aiuto è una delle modalità più semplici e più potenti: chiedere aiuto coinvolge i figli, li fa sentire importanti e li responsabilizza; è un modo con cui facilitiamo la loro crescita, la loro autostima e il loro senso di responsabilità.


Terza azione che può essere di grande aiuto ai genitori in questo periodo (ma non solo in questo periodo) è quella di “dare attenzione” in un modo, forse, un po’ diverso dal solito. Il genitore può decidere un momento, o più momenti nella giornata nei quali c’è totalmente per i figli. Cosa succede normalmente? I figli chiedono attenzione, i genitori gliela danno, ma magari mentre stanno facendo un’altra cosa, mentre stanno finendo di mandare un messaggio, mentre stanno cucinando, mentre sono al telefono, o semplicemente mentre stanno pensando ad un’altra cosa. Cioè, quello che succede normalmente è che siamo presenti, ma non siamo totalmente presenti.


L’attenzione è forse il bene più prezioso: tutto ciò a cui non diamo attenzione, infatti, rischia di deteriorarsi e rovinarsi. Prendersi cura è fondato sull’attenzione. I figli hanno un bisogno estremo di attenzione (anche gli adulti, ma figuriamoci i bambini o i ragazzi). Allora, possiamo dare loro attenzione di buona qualità. Più diamo attenzione, attenzione vera, e più vengono nutriti da questa. A volte bastano pochi minuti, e subito il bambino può tornare a fare delle cose anche da solo, come se avesse fatto “il pieno”


Quindi, credo che i genitori possano riuscire a gestire questa situazione di limitazione forzata molto meglio se coinvolgono i figli, trovando nuove regole assieme, chiedendo aiuto e trovando dei piccoli momenti dedicati soltanto a loro. Questo momento non è una vacanza, ma può essere molto utile tentare di gestirla come se fosse una vacanza: cioè un tempo in cui le regole sono diverse e tutti hanno diritto a vivere al meglio in quel tempo.


Non si può far finta di niente: sta succedendo qualcosa di anomalo; non va demonizzato, e nemmeno l’indignazione fa cambiare la situazione. Credo sia un momento che vada semplicemente spiegato per quello che è, e gestito però con le redini in mano, coinvolgendo tutti come parte attiva, compresi i figli. Non si può chiedere loro solo di portare pazienza: abbiamo tutti bisogno di essere parte attiva. E questo può essere un momento estremamente positivo e prezioso perché, molto spesso, è proprio nella straordinarietà che saltano le abitudini e anche le fissazioni, per cui in questi momenti, spesso, il cambiamento è più facile e le cose riescono meglio.

 

Dott. Danilo Toneguzzi

 

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