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Didattica a distanza e confini relazionali


Dott. Danilo Toneguzzi

 

A causa delle misure straordinarie legate all’attuale emergenza sanitaria, la didattica tradizionale è stata sostituita da varie forme di didattica a distanza da ormai da un paio di mesi e questo ha sicuramente permesso di mantenere un filo di continuità scolastica. I bilanci si fanno normalmente alla fine di un’esperienza, per cui quello attuale non è certamente ancora un momento di bilancio; due mesi sono, però, un tempo sufficientemente lungo per poter osservare dei fenomeni e raccogliere alcuni effetti del processo che è stato messo in campo. Lo stravolgimento a tutti gli effetti della didattica ha generato e sta generando vissuti molto diversi, ma una riflessione importante è legata ad un paradosso sempre più evidente. Mi riferisco al fatto che la distanza ha creato, di fatto, più vicinanza.


Se gli studenti non vanno più a scuola, infatti, e quindi sono lontani da essa, al tempo stesso la scuola è entrata nelle loro case, per cui è decisamente più vicina del solito; anzi, questa maggiore vicinanza, anche se mediata dagli strumenti digitali, avendo oltrepassato la porta, ha, di fatto, invaso a tutto campo lo spazio domestico: ora la scuola può abitare a tutti gli effetti la camera, o la cucina o il salotto di casa; può abitare pure il bagno degli studenti: dipende dove si porta il tablet o lo smartphone. Lo stesso dicasi nell’esperienza dell’insegnante; lo studente e la sua famiglia, infatti, non sono più tenuti a rispettare determinati orari o un luogo per raggiungere l’insegnate: possono mandare una mail o un messaggio a qualsiasi ora e, in video lezione, entrano pure loro direttamente a casa sua.


Il filo conduttore di tutte queste contraddizioni è certamente quello dei “confini”, non geografici, solamente, bensì relazionali. Ogni relazione, per funzionare bene, richiede un’impostazione precisa e una definizione dei confini. Le due cose s’intrecciano reciprocamente, perché l’impostazione di una relazione, cioè il rispettivo ruolo o posizione degli interlocutori, va a determinare i confini e, al tempo stesso, la definizione dei confini va a sancire l’impostazione della relazione. Certamente le misure straordinarie messe in campo a causa dell’emergenza sanitaria hanno stravolto il vivere sociale in tantissimi ambiti, ma, in quello scolastico, un elemento degno di riflessione è proprio lo stravolgimento dei confini relazionali tra i soggetti principali: insegnante, studente e famiglia.


È risaputo quanto i confini relazionali siano fondamentali perché, configurando una precisa impostazione o dinamica relazionale, vanno a definire implicitamente le regole della relazione, e quindi le reciproche aspettative. In ogni relazione, infatti, gli interlocutori si incontrano con delle specifiche identità, o ruoli; ed è proprio la chiarezza di questi ruoli che rende la relazione funzionale. L’insegnante, ad esempio, si relaziona agli studenti attraverso la sua identità di insegnante, che è diversa dall’identità con cui si relaziona ad un’amica o ad un partner. Così come lo studente, nel momento in cui si relaziona con l’insegnante mette in campo un’identità differente rispetto a quella attraverso la quale si relaziona ad un fratello, o ad una sorella, o agli amici, o ai genitori. Le relazioni, quindi, sono fondamentali per lo sviluppo delle varie identità (o ruoli) che nel complesso costituiscono il sé dell’individuo: la chiarezza dei ruoli risponde pertanto ad una specifica necessità dello sviluppo.


I confini relazionali sono come degli argini che garantiscono contenimento e movimento al flusso della relazione. Senza confini la relazione diventa caotica perché gli interlocutori perdono il proprio ruolo, e quindi la possibilità di avere effetto; senza considerare il fatto che nel caos o disordine gli interlocutori tendono istintivamente a difendersi, perché il disorientamento è di per sé fonte di disagio: da questo punto di vista, infatti, sembra che tutti gli angoli del triangolo scuola-studente-famiglia stiano soffrendo proprio a causa di questa confusione.


Ritrovare confini adeguati, quindi, sembra una sfida imprescindibile per futuro del mondo della scuola e per i suoi interlocutori. Se questo avverrà con un ripristino allo status quo terminata l’emergenza oppure in altre forme, questo nessuno lo può dire. Certamente, però, i confini relazionali, che in psicologia definiscono il “setting”, saranno uno degli elementi chiave per il destino della relazione educativa. È auspicabile, pertanto, che l’esperienza di questa emergenza illumini la consapevolezza dell’importanza dei ruoli e della posizione nel processo educativo e dello sviluppo: la maturazione della personalità e delle competenze sociali, infatti, non possono prescindere dalla costruzione e dall’integrazione dei confini reciproci.

 

Dott. Danilo Toneguzzi

 

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