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Costretti a stare lontani: il pericolo dell'isolamento


Dott. Danilo Toneguzzi

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In questo periodo, le limitazioni imposte dall’emergenza Covid-19 impediscono alla maggior parte delle persone di muoversi come vorrebbero. Sono limitate le attività, è limitato il movimento fisico, lo sport e la libera circolazione. In tutto questo, ovviamente, ne risentono tanti aspetti dell’esistenza, ma ne risentono particolarmente i rapporti umani: le interazioni sociali in senso generale, le relazioni amicali, e tantissimo le relazioni affettive con coloro che non abitano nella stessa casa.


A causa di questo isolamento forzato vi sono molte persone che stanno soffrendo di solitudine in questi giorni. Ho sentito parecchie persone anziane, che non ricevono più visita da parte dei figli o dei nipoti, ma anche molte persone adulte, che hanno i genitori anziani e sono preoccupati per come stanno, non potendo andare a trovarli. Questi alcuni esempi, che abbiamo potuto sentire, ma senza parlare delle situazioni più estreme, di cui sappiamo per via indiretta, degli anziani che risiedono in una casa di riposo o, peggio ancora, di chi è ricoverato in ospedale ed è isolato clinicamente.


La solitudine e l’isolamento, quando non sono frutto di una scelta, sono condizioni che mettono a dura prova gli individui perché per nostra natura, come esseri umani, siamo esseri sociali: l’interazione, il contatto e la vicinanza fanno parte di un istinto naturale e sono espressioni che si accompagnano normalmente ad una buona qualità della vita. Per fortuna abbiamo a disposizione i mezzi tecnologici come il telefono o le video chiamate che ci permettono di sopperire ad una completa interruzione dei contatti, anche se, certamente, non è proprio la stessa cosa.


In questo periodo, quindi, stiamo diventando, forse, più consapevoli dell’importanza delle relazioni e nello specifico delle relazioni importanti, delle relazioni affettive, familiari e di amicizia. L’affettività è una componente fondamentale dell’esistenza: normalmente, infatti, nelle situazioni difficili o di crisi scatta un bisogno istintivo di contatto e vicinanza, scatta il bisogno di condividere e di raccontarsi, proprio per sentirsi meno soli.


Ora, quindi, è particolarmente importante cercare di limitare i danni della solitudine causata da questa emergenza, soprattutto in chi rischia di soffrirne maggiormente. Una telefonata in più, in questo periodo, può avere un valore speciale in chi la riceve. Magari non abbiamo nulla di particolare da raccontarci, ma è il fatto stesso del sentirsi che ha valore in sé, perché mantiene vivo quel filo sottile di presenza e connessione che sono, di fatto, antidoti importanti alla solitudine. Una telefonata in più ai genitori anziani, una telefonata in più che permetta ai nipoti di sentire i nonni e viceversa, una telefonata in più agli amici.


La possibilità preziosa che abbiamo è di mantenere il contatto con la nostra rete di relazioni, perché questo significa mantenere viva la nostra rete di relazioni. Quando tutto questo sarà passato e potremo circolare di nuovo liberamente non avremo così vuoti da ricucire o colmare: tutto potrà continuare, nuovamente, con il gusto migliore della vicinanza fisica e del potersi vedere di persona. Ma soprattutto eviteremo molta sofferenza a tutti coloro che in questo periodo sono più vulnerabili e sensibili all’isolamento.

 

Dott. Danilo Toneguzzi

 

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