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Allarme dal mondo della scuola: a rischio la relazione educativa


Dott. Danilo Toneguzzi

 

Alcuni giorni fa ho pubblicato un articolo a seguito delle difficoltà che i genitori stanno vivendo con i figli in questo frangente di emergenza che costringe alla convivenza forzata in casa. Ma un’altra categoria che sta vivendo con grande difficoltà questa situazione è certamente quella degli insegnanti e dei docenti.


La chiusura delle scuole, con la relativa impossibilità di insegnare “in presenza”, sta costringendo a trovare delle modalità alternative al tradizionale stare in classe. Dai primi giorni di chiusura, infatti, durante i quali si sperava che l’interruzione fosse breve e durante i quali c’è stato un temporeggiamento generale, si è passati giorno dopo giorno ad una graduale implementazione di forme didattiche alternative per non far perdere troppo tempo agli studenti. I vari istituti scolastici, quindi, hanno iniziato ad organizzarsi, e varie modalità didattiche on-line stanno permettendo di far fronte ad una temuta interruzione inaspettata dell’anno scolastico in corso.


Ecco, quindi, la corsa alle piattaforme on-line, la scelta di una o piuttosto dell’altra, la video lezione o una registrazione audio, lo scambio via mail, o l’interazione via Skype, o Zoom, Google Meet, ecc. Nel giro di pochi giorni si è messo in moto un frenetico processo di riorganizzazione che ha coinvolto pesantemente i dirigenti, i docenti, gli studenti e, inevitabilmente, le famiglie; infatti, seppure ormai il mondo tecnologico digitale, dal computer allo smartphone, sia parte della quotidianità della maggior parte delle persone, questi cambiamenti didattici legati all’emergenza Covid-19 stanno portando alla luce tante problematiche e criticità.


Quelle che stanno emergendo, in primo piano, sono certamente tutte le difficoltà legate al doversi attrezzare in tempi brevissimi con strumenti tecnologici adeguati ad un uso “professionale” (non tutte le famiglie, ad esempio, sono dotate di computer di buona qualità e di connessioni internet stabili e veloci) ma stanno emergendo soprattutto le difficoltà legate alle competenze che queste modalità richiedono: la competenza degli studenti di organizzarsi da casa, la competenza dei docenti di interagire a distanza e preparare contenuti didattici digitali, la competenza dei dirigenti nell’organizzazione di tutto ciò, senza parlare della capacità delle famiglie di “fare spazio” ad una scuola che, seppure per un motivo di emergenza, ha, di fatto, invaso prepotentemente lo spazio domestico chiedendo una ristrutturazione di equilibri familiari non certamente fattibile per tutti.


“Ubi maior, minor cessat” dicevano gli antichi, e sicuramente, in queste settimane di emergenza, la priorità è quella di permettere, in ogni modo, di sopperire all’interruzione al meglio e garantire a tutti i bambini e ragazzi il completamento dell’anno scolastico; ma, nello sfondo, molti insegnanti intravedono già un rischio enorme, ovvero quello che queste modalità alternative, terminata l’emergenza, conquistino in modo indiscriminato uno spazio all’interno dell’istituzione scolastica e rimangano un precedente che si trasforma in prassi.


La tecnologia permette un’interazione, seppure a distanza, permette lo scambio di materiali didattici e di informazioni. Ma l’interazione è qualcosa di altro dalla relazione. Nessuna interazione a distanza potrà mai sostituire la relazione che è, e resta, un’esperienza partecipata. La relazione è fondata sull’abitare una distanza, richiede la capacità di gestire il contatto e di partecipare alla dinamica che si instaura con l’altro; la relazione è un processo di co-costruzione dove entrambi i soggetti sono chiamati a regolare i continui feedback sul piano emotivo oltre che cognitivo al fine di esistere come soggetto-soggetto. Per questo la relazione è il luogo privilegiato dello sviluppo del senso di sé e del senso dell’altro; per questo la relazione è un’esperienza imprescindibile di qualsiasi processo educativo. E senza presenza viva, non si può parlare di relazione.


Ancora una volta sono i nostri giovani e giovanissimi quelli che rischiamo di pagare un prezzo elevato. Ben venga la possibilità di formazione degli adulti in via telematica: esistono da anni università on-line che permettono l’autoformazione. Ben venga, anche, la possibilità che abbiamo ai giorni nostri, rispetto solamente a pochi anni fa, di accedere via web ad un’infinità di contenuti formativi e informativi digitali, praticamente su ogni settore della conoscenza. Ma stiamo parlando, in questi casi, di possibilità di autoformazione liberamente scelta e, in ogni caso, di autoformazione che prescinde da quell’esperienza educativa con la quale la scuola dovrebbe caratterizzare il processo di apprendimento.


Per questo la preoccupazione è l’uso indiscriminato di queste modalità: possono andare bene, ma non per tutti. La ragionevole preoccupazione di molti docenti in questi giorni non è tanto quindi sulla didattica a distanza in sé, quanto sul senso di tutto ciò. Se rimane una forma di tamponamento motivato da una situazione di emergenza, può essere accettabile ed apprezzabile, nonostante lo sforzo e le difficoltà che sta richiedendo; ma se dovesse risultarne un precedente che sdogana una prassi d’insegnamento futura, allora il senso sarebbe completamente differente e rappresenterebbe una minaccia al valore della relazione quale componente imprescindibile del processo di apprendimento.


L’auspicio, quindi, è che questa emergenza, in prima battuta, non comprometta in maniera troppo significativa il percorso scolastico dei nostri ragazzi: per fortuna possiamo disporre di modalità interattive che permettono lo scambio di informazioni a distanza; ma dopo questo, ancor di più, l’auspicio è che la soluzione temporanea resti temporanea. Per i più giovani è in gioco la componente fondamentale del processo educativo, ovvero il valore e la qualità della relazione, come luogo dello sviluppo e dell’apprendimento. Se dopo l’emergenza i nostri ragazzi si ritroveranno in una scuola un po’ più “a distanza”, sarà il colpo di grazia da parte di un sistema scolastico che da decenni, purtroppo, cammina in una direzione sempre più povera di quel fattore umano, che, al di là di tutto, rimane l’humus vitale più importante per lo sviluppo dell’individuo.

 

Dott. Danilo Toneguzzi

 

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